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UN MUSEO ALL'APERTO
Tutta la Puglia, da nord a sud, è un ininterrotto parco archeologico, dimostrazione di una presenza umana organizzata già prima dell'arrivo dei greci dell'Egeo con i quali le più antiche popolazioni della Puglia avevano intensi rapporti commerciali e, ovviamente, molti secoli prima della conquista romana. Si pensi alle città della Daunia, a quelle peucete e messapiche, che hanno lasciato testimonianze imponenti della loro civiltà attraverso le cinte murarie, le necropoli, i templi, la ricchissima produzione vascolare custodita largamente nel museo di Taranto, ma anche in tante altre realtà museali presenti sul territorio. Tutto questo è indice dell'enorme patrimonio archeologico pugliese.
Dappertutto si conservano accanto ai materiali fittili, ai bronzi, agli ori, agli avori, ai vetri, alle ambre opera dei laboratori indigeni, anche quelli di produzione extraregionale, testimonianza degli intensi scambi che le antiche popolazioni autoctone avevano con altre civiltà presenti nella penisola ma soprattutto con la Grecia e l'Oriente. E se gli scambi con le dirimpettaie coste avvenivano su rotte ben precise, quelli interni sulla terraferma, si svolgevano lungo una fitta rete stradale che si andò sviluppando mano a mano e che era costituita sia da una infinità di mulattiere e tratturi, che collegavano i più antichi insediamenti, umani, sia, dopo la conquista romana, dal tratto finale della Via Appia (la cosiddetta Regina viarum), che, superate, in Basilicata, Venosa, e, in Puglia, Gravina e poi Altamura arrivava a Taranto, e, attraversate Oria e Mesagne , giungeva a Brindisi. E, ancora, dalla più antica Via Minucia, divenuta poi, ripavimentata, ampliata e risistemata, Via Traiana. Questa, provenendo da Benevento entrava nella regione e raggiungeva Troia,
l'antica Aece, superava Herdonia, Canosa, Ruvo e Bitonto, proseguiva verso Bari, e da qui, diventando una sorta di litoranea, attraversava le città costiere di Polignano, Monopoli ed Egnazia, arrivando fino a Brindisi.
Otranto si raggiungeva attraverso il prolungamento della Traiana che, superate Valesio, Rudiae e Lupiae, proseguiva più a sud, toccando Castro, Leuca e Vereto. Poi, risalendo verso Taranto e raggiungendola, passava per Ugento, Alezio, Nardò e Manduria. Era una sorta di circumsalentina con tante diramazioni verso l'interno dove vi erano centri abitati a volte di notevoli dimensioni.

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Se i capolinea di tutta la rete viaria della Puglia erano Egnazia, Otranto, Gallipoli, Taranto e, dopo la conquista romana, soprattutto Brindisi, evidentemente gli scambi marittimi dovevano essere intensi con tutti i paesi del Mediterraneo ma soprattutto, dopo la costruzione della via Egnazia che superata la Macedonia portava sino a Costantinopoli, con i porti del dirimpettaie Albania e Grecia, e con l'Oriente. In questi porti, dove il greco, il messapico, il latino e tante altre lingue erano di casa, si scambiavano merci, si trattavano affari, si incontravano popoli con cultura diversa. Nonostante la lingua differente, a volte, però, la divinità univa, perché forse era la stessa: è il caso di Tautor la divinità che si venerava nella Grotta della Poesia a Roca; di Batas, quella che si venerava nella Grotta Porcinara a Leuca. L'una e l'altra, grandi grotte, naturale la prima, scavata la seconda, frequentate sin dall'antichità più remota da viaggiatori e commercianti che, prima di alzare le vele, prendere il largo e attraversare l'Adriatico o lo Jonio, dopo aver sostato, elevavano preghiere e inni propiziatori lasciando spesso, sul luogo, segni tangibili della loro presenza.
Bisogna però andare in giro per l'intera regione per vedere e toccare con mano le numerosissime testimonianze di quel che è stata la Puglia prima e dopo la conquista romana. Mura, tombe, teatri ed anfiteatri, ponti, mausolei, statue, cippi, stele,
capitelli, mosaici, terme, ipogei, colonne di antichi templi, stanno li, a volte lungo le antiche arterie stradali attraversate nel corso dei secoli da migliaia di viandanti, avventurieri, pellegrini e soldati, a volte, come nel caso di Canne, lungo il decumano delle città, a volte quasi abbandonate in aperta campagna.
È un mondo suggestivo che evoca ricordi di battaglie che hanno cambiato il corso della storia, di incontri di popoli che hanno inciso su generazioni di uomini, di civiltà che hanno lasciato il segno tra di noi.
A Porto Badisco, a sud di Otranto, in una insenatura lunga e stretta, dalle acque poco profonde, approdò, secondo la leggenda, Enea con il suo seguito dopo la distruzione di Troia; a Leuca, ma anche in tanti altri posti della Puglia, secondo la tradizione, approdò
san Pietro toccando per la prima volta le coste italiane li t'etto a Roma. A Taranto, il Galeso, un fiumiciattolo nei pressi della città, scorre lentamente tra i canneti come quando lo cantò Orazio; e, sempre a Taranto, nel cuore dell'area industriale, tra alti comignoli e fumi mefitici, si ergono le grandiose arcate dell'acquedotto che riforniva d'acqua la capitale magnogreca. A Rudiae, alle porte di Lecce, nacque, nel 239, Quinto Ennio, il cantore della storia di Roma; a Manduria, sullo la triplice cerchia di mura, cadde, nel 338 a. C., Archidamo, re di Sparta; nella piana di Canne si svolse, nel 216 a. C., l'epico scontro ira Annibale e l'esercito romano. A Canosa, nei giardini pubblici alle spalle della cattedrale, stele, epigrafi, capitelli, sarcofaghi, monconi di statue sono sparsi nelle aiuole e tra gli alberi: i resti di una antica città, emblematici della ricchezza archeologica della Regione.
E che dire delle colonne doriche di Taranto, le uniche superstiti di un tempio greco di grandi dimensioni?; e dei resti del molo di San Cataldo di Lecce, porto nel quale mise piede fugacemente Ottaviano, nel 44 a. C., proveniente dall'Oriente, rientrando a Roma dopo l'uccisione dì Cesare suo padre adottivo?

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