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LA "MAPPA DEL SALENTO" DI 25 SECOLI FA
Sarebbe la più antica carta del sud Salento, quella che tre anni addietro fu trovata, incisa su un coccio, a Soleto, nel cuore della provincia di Lecce, dove, da molti anni, una missione archeologica belga guidata da Thierry Van Compernolle porta avanti una serie di scavi sul territorio.
La “mappa del Salento”, come è stata battezzata all'indomani della scoperta, è graffiata su un coccio dal fondo nero intenso, con una base di 6 cm e un'altezza di 3. Trovato nel 2003 nel corso di uno scavo alla periferia della cittadina della città della Grecia salentina, il coccio, che doveva essere parte di un contenitore in terracotta a vernice nera (una pelike?), fu subito portato in laboratorio, pulito con tutte le cautele del caso, analizzato, studiato. A distanza di tre anni dal suo ritrovamento, l'ostrakon è stato presentato prima a Montpellier, in Francia, dove insegna Van Compernolle, nel corso di un incontro tra specialisti, poi, l'estate scorsa, al pubblico di Soleto, durante una affollata serata svoltasi in una raccolta piazzetta del paese, e infine ad un pubblico molto più ampio, a Taranto, ad iniziativa della Soprintendenza, presso il Museo Archeologico Nazionale.
La carta ha linee di costa molto ben definite e puntuali, così come con molta precisione sono collocate le località di quasi tutti i centri, sia interni che costieri, dell'antica Messapia. È mai possibile, si è chiesto più di qualcuno, che nel V sec. a. C., a quel periodo apparterrebbe il frammento di terracotta di Soleto secondo i segni alfabetici su d'esso incisi, potesse esserci un cartografo di così grandi puntuali di conoscenze e capacità descrittive?
È una risposta che solo gli specialisti possono dare sulla base di ulteriori analisi e approfondimenti, ma anche attraverso una comparazione con quanto si è prodotto, ed è stato molto poco in verità, sul piano cartografico nei secoli prima di Cristo.
La città fu cinta di più ampie mura, alte e possenti, con blocchi enormi ben squadrati, intorno al IV sec. a. C.. Di queste rimangono le fondamenta lungo tutto il perimetro di circa un chilometro e mezzo. Roca doveva essere un porto ricco di traffici, racchiudendoli secondo circuito murario una serie di insenature sulle quali affacciano cunicoli scavati nella roccia, grotte naturali e artificiali e bastioni anche di periodo successivo. Una delle ipotesi che si fa è che Roca fosse lo sbocco al mare di tante cittadine messapiche dell'interno del Salento.
Il castello, di cui si vedono i ruderi, è medievale così come le fondamenta delle abitazioni riportate alla luce che si sovrappongono su preesistenze che solo in minima parte sono state riportate alla luce e che indicano come il luogo fosse frequentato già in età del Bronzo e del Ferro.

Numerosissimo il materiale venuto fuori dalle tombe: i corredi fanno bella mostra nel Museo “S. Castromediano” di Lecce. Sulla città, che avuto vicende alterne nel corso dei millenni, cade definitivamente il sipario nel 1544 quando Ferrante d'Aragona, ritenendola covo di briganti la rade al suolo.
All'interno della vasta area insiste la Grotta della Poesia, nella quale si scende oggi attraverso una scaletta metallica, un tempo invece si entrava solo dal mare.
Doveva essere un tempio pagano dedicato al dio Thaotor Andriahas con centinaia di incisioni votive lungo le pareti in messapico, in greco, in latino, tuttora ben leggibili.

Lecce fu città messapica e numerose sono le testimonianze rinvenute nel cuore della città, all'interno del circuito murario cinquecentesco buona parte del quale è posto sulle fortificazioni messapiche. Di quel periodo oltre al materiale recuperato dalle varie tombe, la testimonianza più ragguardevole è l'ipogeo Calmieri, del IV secolo a. C. Esso è scavato nella roccia e una scala decorata anche con motivi floreali, conduce nelle celle. Più notevoli sono però i resti monumentali della Lupiae romana, con l'anfiteatro e il teatro, rispettivamente del I e del II sec. d. C., in gran parte recuperati e complessivamente in buono stato di conservazione. Non distante dal capoluogo, vi è Rudiae, in stato di abbandono, anche se della città messapica e romana, sotto le erbacce che la invadono, sono tuttora visibili varie tombe, un tracciato di strada, un teatro. Peccato che non si ponga mano con decisione ad un'azione di recupero che potrebbe portare altre e significative testimonianze sulla patria di Quinto Ennio. I ricchi corredi funerari recuperati sono a Lecce presso il Museo “Castromediano”, la prima istituzione mussale pugliese nata a pochi anni dall'unità d'Italia.

A sud della provincia, c'è Ugento, con brevi scampoli di mura messapiche, che eran lunghe cinque chilometri. Nella cittadine si rinvenne nel 1961 una elegantissima statua bronzea di Zeus del V sec. a. C. di manifattura magnogreca e verosimilmente tarantina. Il porto di Ugento, a sette chilometri di distanza, era Torre San Giovanni sullo Ionio: numerose le tracce dell'insediamento messapico e romano. Molto il materiale in terracotta venuto alla luce presumibilmente di anfore e contenitori in genere dimostrazione evidente degli intensi scambi commerciali che si svolgevano e che dovevano riguardare soprattutto derrate alimentari, vino ed olio in particolare.

Nel locale museo si conserva il notevole e ricco materiale rinvenuto in tutta l'area: trozzelle, lucerne, oinochoe, tintinnabuli, unguentari, crateri, piramidette, cippi con iscrizioni in messapico e la cosiddetta Tomba dell'Atleta. Numerose furono le monete battute da Ugento rinvenute in vari siti della regione.
Città messapica fa anche Vaste, a due passi da Poggiadro. A qualche chilometro dall'abitato vi sono scampoli di mura a blocchi ben squadrati, tracce di abitazioni e strade, resti di luoghi di culto tra cui quelli di una chiesa paleocristiana del V sec. che tra abside e transetto presenta uno spazio destinato a Martyrium, e tombe di epoca diversa. Un piccolo ma interessante museo si trova nel cuore del piccolo borgo, con reperti rinvenuti in loco. Esso custodisce, tra l'altro, due distinte collezioni di monete fior di conio, rinvenute in una olla nel corso di campagne di scavo, e 17 “tesserae lusoriae” in avorio, un raro strumento ludico di età romana.
As Alezio, numerose le testimonianze venute alla luce nel corso degli anni ed il museo civico, dove si conservano molti materiali, è testimonianza emblematica. Molte tombe a sarcofago, all'interno delle quali si notano iscrizioni messapiche, coperti da enormi blocchi in pietra locale sono ben in mostra nel cuore della città. Suggestivo a Muro Leccese il lungo circuito murario del IV sec. a. C. a blocchi ben squadrati che per tecnica costruttiva richiama molto quello di Roca.
A due passi dal capoluogo vi è poi Cavallino. Della città messapica restano ampi tratti di mura con fossato, una porta di ingresso con carrarecce, fondamenta di edifici. L'antico abitato, posto più in alto rispetto all'attuale, fu in origine occupato da capannicoli e successivamente da un insediamento di tipo urbano, con strade ben definite e lastricate sulle quali affacciavano abitazioni con muri di pietra ricavata in loco e copertura a tegole. Ricchissimo il materiale recuperato e conservato nei musei di Taranto e Lecce. Molte testimonianze ci sono anche nel centro attuale del paese: esse giacciono purtroppo sotto il basolato della rete stradale comunale per la superficialità e il disinteresse di chi avrebbe dovuto invece salvaguardarle.


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