HOME
HOME


  ACCEDI ALLA TUA AREA PRIVATA
username
password
Dimenticata la password?
Bed & Breakfast [88]
Hotel [16]
Agriturismi e Trulli [18]
Case e Appartamenti [26]
Affitta camere [3]
Centri benessere [0]
Campeggi [1]
Villaggi turistici [0]
Altri servizi [0]

Spiagge
Località
Laghi
Grotte marine

Archeologia
Castelli e Torri
Terra e Mare
I Luoghi della Fede

Ricette
Prodotti

LOCALI
Ristoranti - Trattorie [1]
Birrerie - Discoteche [4]
Teatri - Cinema [71]
 
OFFERTE IN CORSO
Nessuna offerta disponibile
 


Puglia vacanze, turismo e cultura nel sud-est italia
 ALLOGGI
alloggi
 MARE
mare
CULTURA
cultura
 SAPORI
sapori
 EVENTI
eventi
 PAESAGGI
paesaggi
PUGLIA
puglia
inserisci e promuovi nel portale:
IL TUO ALLOGGIO · IL TUO LOCALE · IL TUO RISTORANTE · UN BANNER


LE TORRI
Alla fine del XV secolo e per tutto quello successivo e oltre, a causa dei continui assalti che si registravano lungo le coste, ora ad iniziativa dei pirati saraceni, ora di quelli delle dirimpettaie Dalmazia e Albania nonché delle isole greche, ora della flotta Sublime Porta, gli Aragonesi prima, e gli Spagnoli successivamente, decisero di costruire, a volte dove già nel passato si erano eretti punti di osservazione, ma soprattutto in siti strategici della costa, una lunghissima serie di torri di avvistamento.
Fu un programma di notevole dimensione che richiese un impegno finanziario di non poco conto a tutti i centri costieri, che in verità non erano molti se si esclude la fascia del barese, ma anche, in un secondo tempo, a quelli dell'interno che godevano del servizio di vigilanza. Tutti si rendevano conto della necessità di dover far fronte agli assalti e al pericolo continuo che veniva dal mare, ma non tutti avevano la forza finanziaria di investire in sicurezza. Fu questa una delle ragioni per le quali la realizzazione del grandioso progetto andò avanti con lentezza e con disorganicità, mentre sempre più incessanti erano le scorrerie dei pirati.
Comunque, tra il 1560 e il 1570 si costruirono, a volte su quel che restava delle torri normanne e angioine, se non addirittura su quelle romane, ma nella gran parte ex novo, 339 torri in tutto il Sud: se ne realizzarono 80 in Terra d'Otranto e 16 in quella di Bari. Non sappiamo quante, invece, ne sorsero in Capitanata anche se, nel 1954, sulla base di quel che ci dice il Gambacorta, erano 25.
Non poche, comunque, erano le torri della costa pugliese allorquando Piri Re'is, il pirata – cartografo turco divenuto ammiraglio di Solimano il Magnifico, ottimo conoscitore del Mediterraneo, descrive e disegna la Puglia nel suo “Libro del Mare” del 1525. Nel descrivere infatti costa, paesi interni e costieri, corsi d'acqua, secche, insenature, segna con meticolosità la posizione delle torri marittime: sa bene che esse costituiscono la punta avanzata della difesa dell'Occidente. Ne segnala a decine ed egli evidentemente le rileva prima del 1563 quando ancora il grande progetto di cui si fecero promotori gli Spagnoli, con il viceré don Pedro di Toledo prima e con Parafan de Ribera poi, non aveva subìto quell'accelerazione che ebbe successivamente.

“Di fronte ai Turchi, il Mediterraneo cristiano – scrive Fernand Braudel – si è munito di fortezze, è una delle forme costanti della sua guerra. Mentre combatte, esso estende le sue linee di arresto e di protezione, copre, corazza il proprio corpo; mentre, da parte sua, il Turco fortifica poco e male”.
Le torri, alcune cilindriche di solo avvistamento, che sono poi quelle più antiche risalenti ai primi anni del ‘500, altre quadrangolari con scopi anche difensivi, dotate di catapulte, colubrine e armi da fuoco, si possono ammirare tuttora lungo la costa pugliese dal Gargano a Leuca e a Taranto. Alcune, recuperate, sono in ottimo stato di conservazione, altre, purtroppo, in stato di abbandono totale e di disfacimento. A volte si tratta di vere e proprie fortezze, quasi fossero castelli.
E' il caso di quella delle Quattro Colonne in territorio di Nardò sul mare di Santa Maria al Bagno, della cui opera fortificata, che doveva essere imponente, restano le sole quattro torri angolari.
Tutte le torri comunicavano a vista tra di loro e per questo, ancora oggi, da punti panormici, laddove si possono abbracciare ampi e lunghi scampoli di costa, di torri poste, a volte, sugli strapiombi delle rocce e delle scogliere se ne possono inseguire, con lo sguardo, a decine.
Gli addetti al controllo della costa, il corpo dei torrieri o cavallari, facevano la spola tra una torre e l'altra, e, in caso di sbarchi, erano in grado, attraverso segnali luminosi (erbe secche o leggermente bagnate che facevano molto fumo) a acustici (prodotti questi ultimi da campane, colpi di archibugio, corni) o direttamente, di allertare la popolazione civile.
Per ovvie ragioni nessuna torre, alla base, aveva un ingresso: generalmente questo si apriva ad una certa altezza e all'interno si poteva accedere attraverso scale a pioli.
Le torri erano tutte dotate di una cisterna nella quale cadeva l'acqua piovana del lastrico solare. A volte la cisterna si trovava all'interno delle spesse mura della base della torre, una base, che era sempre a scarpata per evidenti ragioni.
Il cordolo delimitava una sorta di piano terreno e sopra d'esso si apriva sempre una stretta porta d'ingresso. Alcune di queste torri, quelle quadrangolari in particolare, disponevano di vani e spazi molto ampi e potevano ospitare, in caso di improvviso attacco nemico, non poche persone. Sul coronamento, caditoie e, aggiunte successivamente, postazioni per cannoni.
Siamo, come dicevamo, in un periodo durante il quale gli Ariadeno Barbarossa, i Dragut, i Curtogulo, il bassà Lustambai, i famigerati Occhialì e Cicala, l'uno calabrese l'altro messinese, al comando di efferate bande di pirati al sevizio spesso della Sublime Porta, razziavano a man bassa lungo il litorale pugliese, ma anche nell'entroterra, assalendo villaggi e città e catturando prigionieri che poi vendevano come schiavi presso i rigogliosi mercati dell'oriente e del nord Africa.
A Vieste un cippo, la “chianca amara” nelle vicinanze della cattedrale, ricorda l'attacco del 1554 che i pirati di Dragut, noto per l'assedio di Malta del 1565, portarono alla cittadina e il luogo sul quale mozzarono la testa ai viestani.
L'episodio, per efferatezza e crudeltà, fa in un certo qual modo da pendant a quanto era già avvenuto a Otranto nel 1840 allorquando, al comando di Achmet Pascià, i soldati della Sublime Porta decapitarono sul Colle della Minerva ottocento cittadini perché, secondo la tradizione, non vollero abiurare la fede cristiana per quella dell'Islam.
Fu durante una delle tante veloci scorrerie che a Manfredonia fu catturata la figlia di un maggiorente del posto che, come abbiamo già detto, finita nell'harem del sultano a Costantinopoli, diverrà sultana.
Rispetto alle torri marittime, che nascono con chiari obiettivi, quelle dell'entroterra, presenti in aperta campagna o inglobate, ormai, nella struttura urbana delle città, hanno origini diverse.
A volte si tratta di torri di difesa di un antico casale scomparso; a volte di complessi masserizi fortificati laddove la torre serviva per controllare il territorio circostante, o per l'estrema difesa o come residenza del proprietario; a volte di luoghi sicuri entro i quali le facoltose famiglie si ritiravano, lontane dalle città, per sfuggire agli scontri delle opposte fazioni.
A volte, è il caso delle tante inglobate nel tessuto della città, facevano parte di un più ampio complesso difensivo che si sviluppava lungo le mura civiche: è il caso di quella di Bitonto, una torre di epoca angioina, che per le dimensioni (alta 24 metri con un diametro di 16,10 e uno spessore della muratura di 4,90 metri) e per la struttura interna sembra una residenza signorile; altre volte si trovava al centro del paese laddove il signore, fosse esso conte o barone, principe o feudatario, doveva mostrare la propria autorità e la propria potenza anche attraverso una struttura che dominasse il borgo.
Non poche sono anche le case a torre, generalmente poco imponenti, perché costruite da piccoli proprietari senza grandi pretese, ma molto diffuse in tutta la regione.
Di torri, belle, alte, imponenti, in buono stato di conservazione dobbiamo ricordare, nel barese, quella dei Drengot di Rutigliano, normanna, anche se alcuni la fanno risalrie ad epoca precedente: alta 34 metri, con un bellissimo coronamento aggettante, domina la città; e quella di Castiglione, a pochi chilometri da Conversano, recentemente recuperata, che si staglia alta su un leggero rilievo alto 260 metri dove sorgeva un villaggio medievale e prima ancora un insediamento di capanni coli.
Nel leccese, una torre che domina dall'alto il centro cittadino, è senza dubbio quella federiciana di Leverano, a pianta quadrata, alta 28 metri, a più piani lignei oggi crollati, un tempo circondata da fossato e munita di ponte levatoio, con un coronamento che doveva chiudere in bellezza la lelegante struttura, ma del quale restano solo i beccatelli di sostegno.
Di forma troncoconica, in carparo localo, risalente al ‘500, con un diametro di 20 metri, alta 15, con piombatoi e cannoniere, imponente e solida in buono stato di conservazione è la torre di Salignano, un piccolo centro nel Capo di Leuca.
Un discorso a parte andrebbe fatto per le due torri cilindriche leccesi, quelle di Belloluogo e del Parco, che si trovano rispettivamente a nord e a sud della città, un tempo al di fuori della stessa ed oggi quasi inglobate nel tessuto urbano. Entrambe cilindriche, con fossato e ponte levatoio, la prima fu fatta costruire nel 1883 da Maria d'Enghien, che vi si recava per pregare ma anche per la gestione della contea, la seconda dal figlio Giovanni Antonio Orsini del Balzo nel 1419. a differenza della prima era dotata di fromboliere e piombatoi.
Poche sono le torri a pianta stellare, o a cappello di prete: due sulla costa (quella di Torre Santa Sabina, sull'Adriatico, e di San Pietro in Bevagna, sullo Ionio), una all'interno, a Melendugno, circondata da fossato, apparteneva alla nobile famiglia dei D'Amely.


Torna alla lista »



Copyright © 2007-2014 COSTA EST -
P.IVA 02647840400 - Tutti i diritti riservati - Vietata la riproduzione anche parziale dei contenuti | privacy policy