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BIANCA, LA BELLA PRIGIONIERA DI GIANNI CUSTODERO
Anche il castello di Gioia del Colle è legato al ricordo di una donna affascinante. E' Bianca Lancia, la bellissima piemontesina. La sua è una storia di un amore impossibile e di gelosia finita in tragedia, dell'imperatrice, come hanno continuato a chiamarla, raccontandone ventura e sventura per generazioni. Sotto l'antico forno che sembra ancora fermo all'età federiciana, nella buiaprigione sarebbe stata rinchiusa la bella Bianca, accusata da Federico II di tradimento. Qui sarebbe nato il figlio dell'amore, Manfrdei. “Biondo, bello era e di gentile aspetto”. Qui la madre si sarebbe suicidata tagliandosi il seno per inviarlo all'augusto amante come prova della sua innocenza e della sua fedeltà sempre protestata. Nell'antico muro, due sporgenze rotonde rappresenterebbero proprio le sue poppe, scolpite per lasciare nella pietra il ricordo delle forme tanto care al sovrano.
Bianca Lancia, passata come un'ombra, ha lasciato, comunque, una traccia della sua femminilità nella storia accanto a quella di Federico II. A Gioia, il castello è rimasto, in fondo, come lui lo ha voluto, con la classica pianta quadrata e le torri angolari, con funzioni essenzialmente offensive anche se sempre in condizione di ospitare anche un imperatore. Più o meno nove secoli fa aveva innalzato Riccardo Siniscalco al posto della vecchia fortezza bizantina per controllare dall'alto il versante adriatico e quello jonico. Dalla costruzione normanna sopravvive la torre de'Rossi, il mastio, alto più di ventotto metri. Del periodo federiciano è, invece, la torre dell'imperatrice, a sud. Gli interventi successivi non hanno sostanzialmente mutato l'impianto anche se ad ogni avvicendamento c'è stata qualcosa di nuovo: a monofore, finestre, finestrelle e feritoie si sono, così, aggiunte, per esempio, nel Novecento, le bifore del lato ovest e la trifora centrale del lato sud. Per completezza di informazione si può aggiungere che tra i feudatari di Gioia ci sono stati Niccolò Acciaiuoli e la sua famiglia, Giovanni Caldora ed il principe Taranto, Giovanni Antonio Orsini fino al 1463. Poi gli Acquaviva d'Aragona di Conversano ne hanno fatto una dimora signorile. Dal 1955 è dello Stato ed ospita, tra l'altro, al piano terra, il museo archeologico con i reperti venuti alla luce a Monte Sannace.

E all'imperatore svevo si deve il castello di Oria. A pianta triangolare, con tre torri di cui due cilindriche e una parallelepipeda, che costituisce il nucleo più antico del fortilizio, tutte collegate tra loro, il maniero si staglia alto sulla città e, poiché domina tutta la pianura circostante posto com'è sulla collina a 166 metri sul livello del mare, lo si intravvede a distanza di chilometri.
All'interno del castello vi è una enorme piazza d'armi che si può ammirare dall'alto spostandosi lungo i camminamenti della cortina che collega le torri cilindriche: essa poteva contenere 5000 soldati.

L'intero complesso, in ottimo stato di conservazione, con merli, feritoie e cannoniere, sorse sull'antica acropoli della città messapica e romana. Oria, per la sua posizione strategica tra Taranto e Brindisi, ha avuto sempre le “attenzioni” delle diverse bande brigantesche, ma anche delle potenze che nei secoli hanno cercato di ottenere il controllo di quel ricco territorio. Proprio per questo è stata teatro di scontri ed ha subìto una lunga serie di attacchi come poche altre città. Il castello costituiva, perciò, munito e autosufficiente com'era, un luogo di difesa per i cittadini e le popolazioni del circondario.
Di qui passarono molti uomini illustri, come illustri furono alcuni “proprietari”: tra questi ricordiamo il cardinale Carlo Borromeo, della nobilissima famiglia lombarda, che, avuto in eredità il maniero, lo vendette e destinò il ricavato ad opere di beneficienza. Qui sostò nel 1406, proveniente da Lecce per recarsi a Taranto, dove doveva sposare Ladislao, la regina Maria d'Enghien dopo la morte del marito; qui si celebrarono le nozze di Isabella Chiaromonte con Ferdinando I d'Aragona nel 1440. Il castello, ora proprietà dei Martini Carissimo, conserva una ricca collezione di armi medievali.
A pochi chilometri di distanza da Oria, troviamo, a Carovigno, il castello degli Orsini del Balzo, abitato poi, dopo innumerevoli passaggi di proprietà avvenuti nei secoli, dai Dentice di Frasso.
Costruito alla fine del 1300, su un primo nucleo normanno del XII sec., ha una pianta triangolare con torri agli angoli, una delle quali a mandorla o ad ogiva, tutte collegate da una spessa cortina. Lungo tutto il perimetro caditoie e saiettiere. A Mesagne, fu Roberto il Guiscardo a costruire nel 1602 l'imponente opera fortilizia. Successivamente in parte distrutta, fu ricostruita da Manfredi e poi ampliata e rimaneggiata nel 1430 da Giovanni Antonio Orsini del Balzo che qui risiedette per lungo tempo. Una torre parallelepipeda, alta 22 metri, che si staglia ben evidente sopra il centro cittadino, è quel che resta delle torri angolari dell'antico maniero nel quale è ospitato, nel grande salone del piano terra, il museo cittadino. A Ceglie Messapico, un antico centro che nell'aggettivo porta con sé l'origine, a 300 metri sul livello del mare, il castello è annunciato da lontano da una svettante torre quadrangolare, alta 34 metri, con merli e piombatoi nella parte sommitale, eretta nel XIV secolo. Essa è addossata alla torre normanna, ben più modesta, intorno alla quale sorse il primo nucleo del maniero, soffocato da strutture edilizie successive e dalle trasformazioni operate dai signori che si succedettero. I ben visibili torrioni cilindrici delimitavano gli angoli del castello collegati tra loro da una cortina.
E' di mole inconsueta, nel cuore della città, il palazzo degli Imperiali a Francavilla Fontana. Fu eretto nel 1450 da Giovanni Antonio Orsini del Balzo e ampliato nel secolo successivo. Nel corso del Settecento divenne importante dimora signorile con tanto di quadreria, biblioteca, teatro per via del mecenatismo dei principi Imperiali, amanti del lusso e del bello, che avevano acquistato la città nel 1572.

Il maniero ha pianta rettangolare, circondato da ampio e profondo fossato, con torrioni agli angoli non molto evidenti perché poco aggettanti rispetto alla cortina perimetrale lievemente a scarpa. La parte sommitale è tutta merlata. Una lunga e deliziosa loggia barocca alleggerisce la mole della costruzione. Imponente il portale d'ingresso, settecentesco, che conduce in un atrio non molto ampio.
A San Vito dei Normanni intorno alla torre quadrangolare a tre piani costruita dal normanno Boemondo (1050-1111), che tuttora domina l'abitato, si sviluppa il castello dei Dentice di Frasso che ospitò alla fine della ultima guerra mondiale Vittorio Emanuele III fuggito da Roma.
Nel campo dell'architettura militare la provincia di Lecce registrò la presenza di due illustri ingegneri.
A Copertino operò Evangelista Menga che lavorò, come abbiamo visto, a Barletta e a Mola; ad Acaia, l'antica Segine, Gian Giacomo dell'Acaia che lavorò a Lecce, sia al castello che alle fortificazioni cittadine, a Crotone e a Castel Sant'Elmo a Napoli.
Il castello di Copertino, così come lo vediamo oggi, è opera cinquecentesca del Menga. Di pianta trapezoidale, con bastioni angolari a forma di punta di lancia collegati tra loro da una spessa cortina, si sviluppa su tre piani: il primo collega tutti i sotterranei e si affaccia sull'ampio fossato. Numerose le prestazioni per cannoni, novanta, ben visibili sai al primo che al secondo piano. La torre maestra angioina, intorno alla quale si sviluppò tutta l'opera fortificata, si innalza sull'intero complesso. Imponente il portale d'ingresso chiaramente rinascimentale per le decorazioni e la struttura arricchita da medaglioni, dentro i quali sono scolpiti i volti di personaggi illustri di Terra d'Otranto o che hanno avuto a che fare con essa. L'opera, come già detto, è cinquecentesca: risale infatti al 1540 l'incarico che Giorgio Castriota Scanderberg diede ad Evangelista Menga perché risistemasse e rafforzasse, tenendo presenti le nuove tecniche di guerra, sia le fortificazioni cittadine che il castello. Qui nasce intorno alla seconda decade del 1400 Isabella Chiaramonte, figlia di Tristano e dell'ultimogenita di Maria d'Enghien, Caterina del Balzo Orsini. Isabella sposerà, come è noto, Ferdinando I d'Aragona (1458-1494) diventando così regina di Napoli, come la nonna.
Il castello di Acaia, in questi anni largamente recuperato, è opera di Gian Giacomo dell'Acaia che fortificò la cittadina salentina con poderose mura e con un ampio fossato. Da architetto militare di Carlo V ebbe una serie di incarichi per studiare e realizzare opere fortificate, ma nel suo paese, detto un tempo Segine, egli progetto quella che per lui doveva essere la città ideale rinascimentale. Il castello è trapezoidale con agli spigoli un lungo pontone a forma di lancia e due torri cilindriche, il quarto spigolo si innestava alle fortificazioni che circondavano, con un fossato che protegge anche il maniero, tutta la città.
Il castello di Nardò eretto da Giovanni Antonio Acquaviva e riedificato dopo il terremoto del 1700, venne modificato successivamente nella facciata. A Lecce è l'imponente mastio il nucleo più antico del maniero intorno al quale sorsero strutture fortilizie che furono bei secoli ampliate. All'epoca di Carlo V, su progetto dell'Acaia, si costruì l'opera fortificata che vediamo oggi a pianta trapezoidale, con angoli a punta di lancia, mura massicce e due ingressi (quello che guarda verso la città ha tre porte di difesa, l'altro, rivolto un tempo verso la campagna, era dotato di ponte levatoio). Il castello era circondato da un ampio fossato che, stando ad alcuni progetti, dovrebbe essere riportato alla luce.
A Morciano di Leuca il castello quadrangolare, nel cuore del paese, è di origine angioina, anche se non si esclude che insista su una qualche fortificazione normanna. Esso aveva torri cilindriche ai quattro lati, collegate tutte da una cortina con camminamento. Il coronamento ha merli grigliati, e numerose sono le caditoie. Non mancano le postazioni per i cannoni. Nel corso dei secoli molte sono state le trasformazioni, cosicché, oggi, dell'impianto più antico si nota ben poco, soffocato com'è dagli adattamenti che si sono sovrapposti nel corso dei secoli. Altro interessante castello, di pianta quadrata, con quattro torrioni circolari agli angoli, ognuno dedicato ad un santo di cui si riporta l'effigie, con piazza d'armi, fossato e ponte levatoio, è quello di Corgiliano d'Otranto. Da solida opera di difesa, intorno alla metà del Seicento essa divenne, per le modifiche apportate secondo il gusto del tempo, una elegante residenza signorile.
Sulla facciata principale, quasi tutta rifatta, si succedono un lungo balcone barocco e una serie di nicchie entro le quali vi sono le statue di una serie di personaggi.
In provincia di Taranto da ricordare il castello di Avetrana, con il mastio parallelepipedo svettante su due altre torrette, pure esse quadrangolari ma molto più basse, collegate tra loro da una cortina. Il complesso è trecentesco ed è circondato da un fossato. Una torre cilindrica, forse di epoca successiva rispetto al mastio, completa l'opera fortificata della cittadina posta a ridosso della provincia di Lecce, non lontana dallo Ionio, in un'area, quella dell'Arneo, per secoli infestata da briganti.
Il castello di Grottaglie, con l'altra torre centrale visibile al di là delle mura cittadine che possono ammirarsi salendo dal quartiere delle ceramiche, è una residenza vescovile fortificata, che ha avuto ampliamenti e trasformazioni nel corso dei secoli. L'inizio della costruzione, secondo i più, risale ai primi decenni del 1400.
La città delle gravine e della civiltà rupestre, Massafra, è dominata da un castello che si nota in tutta la sua grandiosa mole, posto com'è sul cucuzzolo della gravina che si apre verso la pianura. L'opera, di epoca angioina anche se è sorta molto verosimilmente su una preesistente fortificazione normanna, ha pianta quadrilatera con ai lati quattro torrioni a scarpata di cui tre cilindrici e uno ottagonale. Per le trasformazioni subite, nel Seicento divenne residenza signorile.




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