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LE LUNGHE VIE ERBOSE
Chi oggi attraversa la piana di Foggia noterà come migliaia di ettari di terren.o sono senza boschi ed alberi. Quelli che si vedono qua e là, e ce ne sono, oliveti e vigneti, oltre che frutteti, sono stati piantumati di recente. L'ulivo, che in Puglia la fa da padrone con i suoi monumentali alberi ultracentenari, qui non è di casa: gli oliveti della Daunia sono giovani e di impianto recente.
In questa pianura, a perdita d'occhio, destinata a pascolo per millenni, era infatti tassativamente vietato mettere a dimora alberi ed arbusti, perché si pensava che con le loro radici si seccasse il terreno e si danneggiasse la crescita dell'erba.
E in questa spaziosissima pianura che l'erba era l'alimento primo di milioni e milioni di capi di ovini, che, attraverso i tratturi, larghi 1111 metri, con varie
stazioni di sosta, venivano portati giù, nei mesi invernali, dalle montagne dell'Abruzzo, del Molise, della Basilicata, della Campania, ma anche dalle Murge pugliesi.
Un fenomeno, quello della transumanza, che per secoli è stato fonte di vita per decine di migliaia di contadini e pastori del Mezzogiorno e notevole fonte di reddito per le casse del Regno.
Praticata sin dall'antichità, la transumanza viene regolata da Alfonso I d'Aragona con l'istituzione della Regia Dogana della Menu delle Pecore con sede in un primo tempo a Lucera e, successivamente, a Foggia. Essa durerà dal 1447 al 1806, anche se il fenomeno continuerà sino alla seconda metà dell'Ottocento allorquando, per il ridotto peso economico della pastorizia e per lo scioglimento dei vincoli del pasco lo che gravavano su gran parte della pianura del Tavoliere, la transumanza via via scomparve. Oggi il fenomeno è quasi inesistente.

[clicca sulle immagini per ingrandirle]


Dei tratturi, le lunghe vie erbose che scendevano dalla montagna in pianura, rimane ben poco: per le usurpazioni prima, per la decisione di mettere a coltura quelle terre consegnandole ai contadini poi., di fatto dei tratturi c'è solo il ricordo. Il più lungo, di 244 km, era il Tratturo del Re, che univa L'Aquila a Foggia. Quello che da Foggia portava a Celano, dirigendosi per 15 1cm verso Lucera, era di 207; quello da Candela a Pescasseroli di 211. Per 127 1cm si snodava invece quello che portava da Lucera a Castel di Sangro, per 142 quello che univa Melfi a Gastellaneta.
Queste lunghissime "autostrade", con tanto di stazioni spaziose diversi ettari (riposi), si incrociava-no tra di loro costituendo una vera e propria rete
stradale attraverso la quale si spostavano le greggi con massari, pastori, pastoricchi e i grossi cani bianchi, che si disponevano naturalmente, durante i trasferimenti, in testa e ai lati del gregge. Nei riposi, che venivano raggiunti a volte qualche giorno prima da chi doveva preparare per la mungitura, per la produzione del latte e, a seconda del periodo, per la tosatura, si svolgeva un vero e proprio mercato alla presenza degli occhiuti funzionari della Dogana, perché tutto funzionasse nel migliore dei modi ma soprattutto perché i "titolari dell'azienda" onorassero la fida dovuta per la locazione occupata.


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