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LE ISOLE TREMITI
Metà di legioni di turisti per le bellezze naturali sia marine che terrestri, le tre isole Tremiti, due delle quali totalmente disabitate, costituiscono, con molti altri scogli affiorati nelle loro vicinanze, un piccolo arcipelago, distante dalle più vicine coste garganiche circa 20 km.
Sulle antiche carte geografiche erano indicate col nome di Insulae Diomedae in ricordo dell'eroe greco, Diomede, che, dopo aver fondato numerose città nella Daunia, avrebbe trovato sepoltura su queste isole tra il piano dirotto dei suoi commilitoni che, secondo la leggenda, trasformati in uccelli da Afrodite ( le berte, presenti numerose su quelle isole), lo piangono tuttora con il loro particolare canto.
Abitate e frequentate sin dalla notte dei tempi, per secoli sono state utilizzate (a partire dal periodo romano fino al fascismo) come luogo di prigione per confinati politici: tra l'altro hanno “ospitato” non pochi libici ragione per la quale, qualche decennio addietro, Gheddafi ne rivendicò la “proprietà”.
Delle tre isole quella di San Nicola, la più piccola, abitata, è la più frequentata.
E' sede dell'amministrazione comunale ed ospita un interessantissimo complesso abbaziale benedettino, quello di Santa Maria, risalente all'XI secolo: un'Abbazia ricca e potente che, nel momento del suo massimo splendore, disponeva di una flotta, ospitava pellegrini che si recavano via mare verso il Gargano al santuario dell'Arcangelo Michele, regolava la vite civile degli isolani.
Un complesso che nel corso dei secoli ha subito varie trasformazioni ma che ha conservato, con le sue mura e i suoi bastioni di difesa, la imponente fisionomia originaria. San Domino, coperta un tempo da una ricca vegetazione e da boschi di pini di cui resta non poco nonostante l'aggressione edilizia, fertilissima com'è, è oggi in gran parte utilizzata dagli agricoltori locali.
L'sola di Capraia, ricca di piante di capperi per cui prende anche il nome di Caprara o Capperaia, invece, è deserta e abbandonata.
Le coste che cadono a picco sul mare riservano notevole sorprese negli anfratti e nelle numerose grotte (del Bue, delle Rondinelle, del Sale, etc.) che numerosissime si affacciano su un mare azzurro e ricco di fauna oggi fortunatamente protetta essendo tutto l'arcipelago riserva naturale. A ventitre miglia dalle Tremiti vi è, solitaria, disabitata, con un faro per i naviganti, nel mezzo dell'Adriatico, l'isola di Pianosa, anche questa riserva naturale integrale.
Scendendo verso la costiera salentina troviamo la riserva naturale marina di Torre Guaceto, circondata da canneti chiari d'acqua; quella di Rauccio, ampia 1600 ettari, a quindici km dal capoluogo, dichiarata area protetta regionale nel 2002, che in parte ingloba quel che resta la “foresta di Lecce”; e, poi, nelle vicinanze di Vergole, le Cesine, oasi protetta sin dal 1977.
Vasta 620 ettari, essa si estende lungo la costa per circa 6 km. E' ricca di vegetazione palustre, con rare specie botaniche come le orchidee acquatiche, il giglio d'acqua, il falasco, ed è “abitata” da specie animale come il rospo, la raganella, la biscia d'acqua. Qui sostano cormorani, falchi, anatre, aironi e tanti altri uccelli da passo.
Più a sud, dopo Torre dell'Orso, si incontrano, come già detto, i Laghi Alimini e poi, ma stavolta siamo sullo Ionio, il Parco naturale di oltre 1000 ettari di Porto Selvaggio - Palude del Capitano.

Al paesaggio costiero appartengono anche le saline della regione, delle quali oggi resta soltanto quella di Margherita di Savoia. Lunga 20 chilometri ed estesa peer 3.852 ettari, tra Zapponeta, Trinitapoli e la locolaità omonima, con 5000 vasche di raccolta d'acqua marina immessa con enormi idrovore, la salina produce cinque milioni di quintali di sale l'anno esportato in tutto il mondo. La bellezza del luogo è insolita e suggestiva: i colori del paesaggio cambiano a secondo dell'ora, della giornata e del periodo dell'anno. E' il paradiso per oltre 100 specie di uccelli. Il periodo migliore per osservarli attraverso le apposite stazioni è l'inverno allorquando nella salina se ne fermano a decine di migliaia. Aironi, gabbiani, marzaiole, alzavole e da una decina d'anni a questa parte anche fenicotteri, sono le specie più comuni che si possono incontrare. Tutta l'area è riserva naturale e, come per le Cesine in provincia di Lecce, fa parte della località protetta dalla Convenzione di Ramsar.

E come se non bastasse, del paesaggio costiero fa naturalmente parte la macchia mediterranea che, bassa e ricchissima di colori, con corbezzoli, ginepri, ginestre, lentischi, querce spinose, caprifogli e pini circonda tutta intera la costa specchiandosi, molto spesso, nell'acqua limpida e trasparente del mare di Puglia.
Un mare da bere, si potrebbe tranquillamente dire. Tranne aree ben delimitate (quelle vicino ad alcune zone industriali e ad alcuni porti di grande traffico), la costa lascia incantati: i lunghissimi arenili, che si aprono spesso inaspettatamente tra fitti boschi di pini e tra rocce strapiombanti sul mare, sull'orlo delle quali fanno spesso capolino agavi, ginestre, fichi e fichi d'India, oltre a fiori multicolori che pencolano dall'alto strizzando l'occhiolino al bagnante o al pescatore; le mille insenature che, a volte, sembrano fiordi (stupenda l'nsenatura del Ciolo, nel basso Salento, prima di Santa Maria di Leuca. Ma non meno belle e suggestive sono quelle di Polignano a Mare dove il mare si è ficcato nel letto delle lame, o l'altra di Porto Badisco, il mitico porto ove, secondo la leggenda, approdò Elena). E ancora, i piccoli e grandi faraglioni (quello di Vieste, che si alza come una sentinella sulla spiaggia di Pizzomunno, o quelli della Baia delle Zagare, sempre sul Gargano, o quelli artificiali di Santa Cesarea Terme o Sant'Andrea); le isolette sulle quali, quasi sempre, son ben piazzati i fari (Gallipoli, Vieste, le Che radi, le isole di fronte al porto di Taranto). E, infine, le migliaia di grotte che si aprono sul mare, molto cariche di storia perchè frequentate dall'uomo sin dalla preistoria, altre che rammentano miti e leggende popolari, altre ancora che ci ricordano l'azzurro e il verde del mare pugliese; i borghi marinari che a strapiombo sembrano cadere da un momento all'altro nel mare, nonostante stiano lì, fieri, da secoli (Rodi Garganico, Peschici), o occupino una lunga lingua di roccia che taglia in due le acque marine (Vieste, Polignano), o una intera isola (Gallipoli); le falesie che a Sant'Andrea nel Salento, o a Vieste sul Gargano, o a Porto Miggiano vicino Castro, ci mostrano le stratificazioni rocciose sulle quali siede la regione.


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