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LUOGHI DI DELIZIA
Ad iniziativa di una borghesia danarosa, oltre che di aristocratiche famiglie locali, sul finire dell'Ottocento e nei primi decenni del Novecento, sorgono in ben individuate aree costiere, ma anche nell'entroterra e nelle immediate vicinanze delle città, costruzioni di stile eclettico, dal gotico al moresco: un mix di stili che ha del sorprendente per le decorazioni, le linee, le strutture, i colori molto vivaci delle facciate. Villa Sticchi a Santa Cesarea Terme nel Salento è certamente, tra tutte le residenze, la più originale e la più orientaleggiante.

Costruita su una roccia che cade a picco sul mare, essa ci “trasferisce” mentalmente in Oriente, nelle ville da mille e una notte, così come le abbiamo immaginate da ragazzi, per la grande cupola che ricorda quelle delle moschee, per le merlettature e le decorazioni dei balconi, per gli intrecci degli archi polilobati, per il loggiato tutto rigorosamente circondato da sottili colonne tortili, per i mille minuziosi altri particolari che contiene.
Quel che manca, cose che avviene in altre fabbriche come villa Martini e villa Himera a Lecce, sono le iscrizioni arabe, che nel Sud, secoli prima, dovevano essere di casa, come si può dedurre sia per il paesaggio che per l'urbanistica di tanti nostri borghi. Non è un caso che quando alla fine dell'Ottocento la viaggiatrice inglese Janet Ross attraversò la Puglia in lungo e in largo, rimase molto sorpresa, alla pari di tanti altri, che, accanto al greco, come avveniva in alcuni paesi, non si parlasse anche l'arabo. E, ancora, non c'era traccia di ville orientaleggianti, con cupole e minareti!
Comunque, se villa Sticchi di Santa Cesarea è il simbolo dell'architettura moresca, un'altra serie lunghissima di residenze si realizza in tutta la Puglia, come se tutti i committenti si fossero messi d'accordo su tempi, luoghi e stili, a volte, in verità, molto fantasiosi. Erano, tutte queste, luoghi di delizia, dove i proprietari godevano del tempo libero, fuggivano gli affanni quotidiani e mostravano il loro stato sociale. E architetti, ingegneri, maestranze di tutto rispetto, per la ricchezza degli scambi culturali che avvengono in occasione di mostre e convegni internazionali, ma anche per la circolazione di riviste e manuali, progettano e costruiscono ampie e accoglienti dimore, alcune delle quali ricordano addirittura l'estremo oriente asiatico. E' il caso di villa Episcopo a Santa Maria di Leuca: tetti a pagoda, acroteri e coronamento “alla cinese” e bow-window, elemento caratteristico di quasi tutte le ville.

Ci fa pensare all'oriente più vicino e al nord d'Africa il complesso che troviamo, invece, sulla Selva di Fasano.
E' un'opera realizzata nella prima metà del Novecento dal pittore e caricaturista barese Damaso Bianchi. Geniale, originale e stravagante com'era, il personaggio fece costruire la sua residenza in stile maghrebino: porte e finestre a ferro di cavallo, loggia delimitata da doppi colonnine che sostengono la copertura, poche ma originali decorazioni e, per sottolineare la novità di quel che aveva realizzato, uno svettante minareto che domina tutta la residenza e la Selva.
A Santa Maria di Leuca e a “Le Cenate” di Nardò, comunque, quasi fossero state scelte come luogo di esposizione permanente dell'architettura eclettica, sfilano le più belle e significative ville eclettiche di tutta la Puglia.
A Santa Maria di Leuca, laddove lo Ionio e l'Adriatico mescolano nell'immaginario collettivo le loro acque sotto il vigile sguardo dell'alto faro della cittadina, una serie di ampie e coloratissime residenze, realizzate tra il 1870 e il 1890, sfilano l'una dopo l'altra. Villa Mellacqua, una specie di castello-fortezza, di impianto quadrangolare, con torrette ai quattro angoli, finestre monofore e bifore di non grande dimensione; villa De Francesco, con quegli archi polilobati che si intrecciano tra di loro e che ricordano le architetture islamiche della Spagna; villa Episcopo, della quale abbiamo già detto; villa Serafini-Sauli, che si fa notare anche per i tagli orizzontali gialli e rossi della facciata e per le “bagnarole” dello stesso colore, stavolta però con strisce in verticale, che le stanno di fronte, sullo scoglio, lambite costantemente dall'acqua del mare; la moresca villa Daniele, che si distende orizzontalmente, come le Odalische di Fiume, con la sua bella architettura.
A “Le Cenate” di Nardò, tra Santa Caterina e Santa Maria al Bagno, un'altra serie di ville che si inseguono tra di loro tutte molto curate: dai giardini, odorosi di varie essenze arboree, ai cancelli d'ingresso, alle ringhiere, ai muri di recinzione. L'architettura anche qui è la più varia, dal neogotico di villa Saetta al neoclassico della villa del Vescovo, a quello mescolanza di stili di villa Cristina, con la sua bella scala a tenaglia che porta al piano nobile, la trifora della soggetta d'ingresso, le finestre quasi a ferro di cavallo ricche di decori, con elementi liberty e orientaleggianti.
A Lecce, tra le tante, le fabbriche più significative sono senz'altro villa Martini e villa Indraccolo, lungo i cosiddetti villini, sorte a ridosso delle mura cinquecentesche della città quando essa ebbe bisogno di nuovi spazi residenziali, e, ancora, villa Himera e villa Mellone, fuori del tessuto urbano.
Ma arabeschi, gioco di cromatismi sui prospetti, merlature, e poi parchi con pini, cipressi, alberi di “falso pepe”, palme, si trovano nelle residenze lungo la strada che unisce Monopoli a Conversano, Trani a Bisceglie, in territorio di Bitritto, Rutigliano, Putignano: sono tutte ville dai mille stili che danno la dimensione di un fenomeno architettonico che coinvolse l'intera regione.


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