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IL BAROCCO
Il barocco pugliese, pur presente in edifici civili e religiosi di tutta la regione, è certamente a Lecce e a Martina Franca che trova la sua massima espressione.
Anche se quello di Lecce è definito dagli storici dell'arte, senza alcun intento dispregiativo, “barocchetto”, in quanto non rispetta i canoni del grande barocco che si sviluppa nel Seicento soprattutto nella capitale, con le chiese del Borromini e di altri grandi nomi dell'arte italiana, quello salentino è certamente un momento significativo della espressione artistica del periodo.
La basilica di Santa Croce, con la sua spumeggiante facciata, ma anche il prospetto del Palazzo del Seminario, in piazza Duomo, nonché i palazzi gentilizi che, tra Sei e Settecento, i potenti ordini religiosi e le danarose famiglie leccesi fecero costruire in città, sono emblematici di un intenso impegno culturale, oltre che finanziario, che cambiarono il volto di un piccolo borgo di provincia quale era allora Lecce.

Per la cascata decorativa della facciata e per “la fantasia ornamentale che diventa delirio”, scrisse Paul Bourget, il prospetto della basilica di Santa Croce è un unicum rispetto a tutti gli altri monumenti coevi presenti a Lecce.
I lavori dell'edificio iniziarono nel 1549 e ci volle quasi un secolo prima che fossero ultimati. Infatti terminarono nel 1646, come è riportato nel riquadro che racchiude il grande rosone centrale e che occupa quasi tutto il secondo ordine del prospetto. Alla realizzazione dell'edificio si alternarono, in questo lungo lasso di tempo, i maggiori artisti del tempo da Gabriele Riccardia Francesco Antonio Zimbalo, da Giuseppe Zimbalo a Giulio Cesare Penna, a Giuseppe Cino. Alcuni di questi si autoritrassero sul prospetto a futura memoria.

Realizzato da Giuseppe Cino tra il 1694 e il 1709, il Palazzo del Seminario di Lecce fu salutato come una delle meraviglie del mondo, per la raffinatezza e l'armoniosità del prospetto. Il bugnato liscio che fa da sfondo è inframezzato da cinque colonne e da quattro finestre per lato disposte su due file rispetto al portale. Tutte le finestre sono finemente e riccamente decorate tanto da sembrare cornici di un quadro. Il portale è sovrastato da una loggetta a tre archi poggiante su mensole anche queste grondanti di decorazioni. L'edificio si trova nel cuore della città, in piazza Duomo, una solenne oasi di pace e di fasto, come ebbe a definirla Mario Praz.

Accanto ai numerosi palazzi ricchi di portali e finestre barocche che si affacciano su stradine che a ragnatela si snodano nel centro storico attorcigliandosi su se stesse con qua e là qualche slargo, si alza la imponente mole della cattedrale con il suo prospetto trionfale. Immensa la statua del san Martino che domina la parte centrale della facciata.

Il fenomeno, che, come dicevamo, non è sconosciuto in altre cittadine della Puglia, assume, però nel capoluogo salentino un carattere particolare, per la facilità con cui si poteva lavorare la pietra locale (leccisu), ‘esuberante fantasia delle maestranze, la genialità dei progettisti, la disponibilità dei committenti, l'ambiente culturale locale sornione ma non indisponibile alle novità.
Rimangono tuttora a bocca aperta quanti, camminando col naso all'insù per le stradine del centro storico di Lecce, non possono fare a meno di ammirare le merlettature dei balconi, i puttini che si inseguono sulle colonne tortili degli altari, le mille fantasiose figure che devono sostenere mensole, architravi, cordoli, trabeazioni: non è un caso che la città, proprio per la bellezza della sua fiorita architettura sia definita la “Firenze del Sud”.
Chi, venendo dal nord scende nel profondo sud della regione resta generalmente incantato di fronte a questo spettacolo, anche se non mancano, ovviamente, le eccezioni come quella del barone von Riedesel, grande viaggiatore tedesco, il quale, in una lettera al Winckelmann, definisce “detestabile” questo genere di architettura per quegli “insopportabili ornamenti minuti, moltiplicati all'infinito”.
Barletta è città ricca di chiese e edifici barocchi, ma è il Palazzo della Marra il più sfarzoso di motivi decorativi. Tutto fa pensare che siano state maestranze leccesi a realizzare gli intagli. I puttini che si rincorrono scherzosamente tra di loro sono motivi che ritornano più spesso nelle decorazioni delle chiese salentine.


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